Rai, il Tar del Lazio: “Rivelate le fonti del caso Lega”. Report dice no

Sigfrido Ranucci (Lapresse)

“In riferimento alla sentenza del Tar del Lazio su Report, la Rai annuncia di aver conferito mandato per impugnare davanti al Consiglio di Stato la decisione con la quale l’attività giornalistica, ove svolta dal servizio pubblico, è stata inopinatamente assimilata ad un procedimento amministrativo”. Rai, si legge in una nota, si attiverà in ogni sede per garantire ai propri giornalisti il pieno esercizio della libertà d’informazione e la tutela delle fonti. 

Rai, Ranucci (Report): “Non riveleremo mai le nostre fonti”

Una sentenza “gravissima e incostituzionale, con la quale si chiede di rivelare fonti giornalistiche”. Cosi’ il giornalista, conduttore di ‘Report’, Sigfrido Ranucci, definisce, interpellato dall’AGI, quella depositata dal Tar del Lazio, che dispone l’accesso agli atti richiesto dall’avvocato Andrea Mascetti in relazione a un servizio andato in onda nei mesi scorsi all’interno del programma Rai. “Cosa deve fare Mascetti con quegli atti? Vuole sapere chi ci ha rivelato le sue consulenze? Deve venire l’esercito a prendere gli atti riguardanti le nostre fonti, noi non li daremo mai, tuteleremo le fonti fino alla morte”. Ranucci, inoltre, si domanda: “Se dovesse passare il principio espresso dal Tar, quale fonte si affiderebbe piu’ a Report o ad un altro giornalista del servizio pubblico? Sono sicuro – aggiunge – che la Rai impugnera’ questa sentenza, perche’ l’esercizio dell’attivita’ giornalistica e’ nella ‘mission’ del contratto di servizio e perche’ la Rai, nonostante gli attacchi, e’ un luogo di liberta'”. 

RAI: CDR OFFERTA INFORMATIVA, ‘SENTENZA TAR E’ GRAVE, PRECEDENTE PERICOLOSO’ 

Il Cdr dei giornalisti della Direzione per l’Offerta Informativa della Rai reputa “un grave precedente la sentenza del TAR del Lazio che autorizza l’accesso agli atti utilizzati per le ricostruzioni di un’inchiesta giornalistica, un precedente pericoloso come già ribadito da Usigrai e Fnsi. Il TAR – sottolinea il Comitato di redazione – pone la Rai tra i soggetti passivi del diritto di accesso agli atti, accanto alle pubbliche amministrazioni e agli enti pubblici. Tale interpretazione dell’art. 23 della Legge n. 241 del 1990 mette pericolosamente a rischio il diritto/dovere dei giornalisti alla tutela delle proprie fonti e delle documentazioni utili al lavoro di inchiesta”. “La libertà di stampa e il diritto di cronaca comprendono tutte le garanzie ad essi connesse, e sono tutelati dalla nostra Costituzione. Il lavoro dei giornalisti rappresenta e deve rappresentare sempre – evidenzia il Cdr – il baluardo di un sistema democratico: programmi come Report devono essere tutelati in questo senso e come grande valore del servizio pubblico radiotelevisivo”. “La squadra dei colleghi guidata da Sigfrido Ranucci lavora costantemente su documenti e rapporti confidenziali che sono alla base del lavoro investigativo, ogni giorno alle prese con minacce di querele che spesso diventano reali, contro intimidazioni più o meno esplicite. A cui oggi si aggiunge – osserva il Cdr dei giornalisti della Direzione per l’Offerta Informativa della Rai – la spada di Damocle di un tribunale amministrativo che mette i giornalisti sul piano di impiegati di una pubblica amministrazione. Il nostro lavoro va protetto e tutelato in ogni sede opportuna. La Rai deve difenderlo e noi come giornalisti delle Reti siamo e saremo sempre qui a sostenerlo”. (Ver/Adnkronos) ISSN 2465 – 1222 19-GIU-21 19:56 NNNN

Rai: Nobili (Iv): “Report disubbidisce a Tar? Gravissimo”

“Incredibile Report. Una sentenza del Tar del Lazio ha stabilito che la trasmissione di RaiTre deve fornire al giudice l’accesso ai documenti (solo quelli relativi alla pubblica amministrazione) sulla base dei quali hanno costruito una loro ‘inchiesta’ e rivolto delle accuse giudicate diffamatorie da chi ha fatto ricorso. Nonostante cio’ Ranucci e la sua trasmissione si rifiutano di rispettare la sentenza”. Lo scrive su Facebook Luciano Nobili, deputato e componente della cabina nazionale di regia di Italia Viva. “E come se non bastasse – continua – la commentano con parole pesantissime: ‘non daremo l’accesso agli atti, non rispetteremo la sentenza, che mandino l’esercito’. Parole gravissime, soprattutto se pronunciate da un dipendente pubblico. Da quando in qua una trasmissione del servizio pubblico e’ al di sopra della legge? Da quando in qua non si deve rendere conto delle accuse che si rivolgono davanti a centinaia di migliaia di telespettatori? Cosa c’entra la legittima tutela delle fonti con il dovere di documentare le cose che si trasmettono e con la richiesta di un tribunale di visionare documenti sulla base dei quali si e’ accusata una persona? Che Report non abbia piu’ nulla a che fare col giornalismo lo sappiamo, che le loro ricostruzioni siano costruite con materiali di dubbia provenienza anche, ma che una trasmissione Rai si faccia vanto di non rispettare una sentenza – che si badi bene, non ha nessuna connessione con la sacrosanta e tutelata liberta’ di informazione – e’ oggettivamente incredibile”. “La liberta’ di informazione – sacrosanta – non puo’ far da scudo alla liberta’ di diffamazione che non ha cittadinanza nel buon giornalismo e non puo’ essere in ogni caso ospitata dal servizio pubblico. E’ un principio che puo’ sfuggire a chi ha fatto della mistificazione un metodo di lavoro. Ma resta invalicabile”, conclude. 

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