Il gioco del “se fosse…” dei bambini diventa uno strumento di management

Durante un workshop con un gruppo di direttori, finalizzato a creare un approccio condiviso nella implementazione delle strategie definite a livello di gruppo, le persone si sono bloccate: non riuscivano a trovare una linea comune e, soprattutto, ad individuare dei criteri condivisi da utilizzare come guida per lo sviluppo dei loro piani. Per aiutarli abbiamo deciso di spostare per un momento l’attenzione dalle strategie e dai progetti per portarla su di loro, intesi come il team dei responsabili dell’azienda.Il nostro obiettivo era aiutarli a verificare l’esistenza di un approccio comune nel gruppo e fargli esplicitare alcuni valori di fondo in cui potessero riconoscere delle linee guida di riferimento. Abbiamo chiesto loro di usare la formula del “se fosse”, detta anche il gioco del Ritratto Cinese. Credo che tutti noi l’abbiamo provata almeno una volta da bambini: si sceglie una persona e si chiede agli altri: “Se fosse un fiore, che fiore sarebbe? Se fosse una canzone? Se fosse una città? Se fosse un animale? …” e cosi via.A ciascuno dei direttori abbiamo assegnato in modo casuale un oggetto da utilizzare come riferimento per costruire una analogia che descrivesse il suo pensiero sul gruppo. La frase che abbiamo chiesto a ciascuno di loro di restituire era da formulare con: “Se questo gruppo fosse…, sarebbe… perché…”, dove l’aspetto importante per tutti era legato alla motivazione della scelta fatta.Mi ha sempre stupito quanto l’uso delle analogie aiuti le persone ad esprimere i propri pensieri; a trovare il coraggio di comunicare concetti che non riescono a dire in modo esplicito. Forse perché creare un’analogia vuol dire uscire dal proprio mondo e trovarne un somigliante o assimilabile, che diventa meno definito e circoscritto: gli assomiglia, non è proprio la stessa cosa; si avvicina, ma in modo creativo, legato alle percezioni e non necessariamente ai fatti.Probabilmente è questo che dà il permesso e in qualche modo anche il coraggio di presentare la singola analogia ai colleghi, eliminando il timore di accusare qualcuno e mettendo in luce alcuni aspetti che possono aiutare la comprensione delle dinamiche del gruppo.

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