Ucraina, i crimini di guerra devono essere puniti

Lo sviluppo economico vada di pari passo con la lotta alle disuguaglianze

Prima di parlare del “Patto per Torino”, voglio ribadire la più ferma condanna del Governo e mia personale per le stragi di civili documentate in questi giorni in Ucraina. Le atrocità commesse a Bucha, Irpin e in altre località liberate dall’esercito ucraino scuotono nel profondo i nostri animi di europei e di convinti democratici. Indagini indipendenti devono fare piena luce su quanto accaduto. I crimini di guerra devono essere puniti. Il Presidente Putin, le autorità e l’esercito russo dovranno rispondere delle loro azioni.

L’Italia e l’Unione Europea sostengono il popolo ucraino, in lotta per la pace e per la libertà. La Commissione Europea ha appena annunciato un nuovo pacchetto dì sanzioni nei confronti di Mosca. L’Italia è pienamente allineata al resto dell’Unione Europea e appoggia con convinzione le misure restrittive presentate dalla Presidente von der Leyen. Nella giornata di oggi abbiamo espulso 30 diplomatici russi, una decisione presa in accordo con altri partner europei e atlantici. Al Presidente Putin dico ancora una volta di porre fine alle ostilità, interrompere le stragi di civili, partecipare con serietà ai negoziati per il raggiungimento della pace. Per la Russia, la guerra non ha senso: vuole dire solo vergogna, isolamento, povertà.

La cerimonia di oggi è un’occasione per pensare insieme il futuro di Torino, perché risponda con inventiva e coraggio alle trasformazioni del nostro tempo, come ha saputo fare in passato. Penso all’integrazione delle centinaia di migliaia di persone arrivate in città, soprattutto dal Sud, tra gli anni ‘50 e gli anni ‘70. Ai progetti di rigenerazione urbana, in particolare degli anni ‘90, che hanno dato nuova energia a interi quartieri e portato al recupero di zone che erano industriali. Alla metamorfosi della città in un polo turistico e culturale – con i Giochi olimpici invernali del 2006 e le fiere d’arte, di letteratura. Come ha detto il Sindaco Lo Russo, Torino è stata spesso un laboratorio dove ricercare soluzioni innovative a cambiamenti epocali. Questa è la storia di Torino – e vogliamo che continui ad esserlo

Il Patto che firmiamo oggi rappresenta un impegno che il Governo assume con la città, a cui destiniamo circa 1,1 miliardi di euro; e che il Comune prende di fronte ai cittadini, con l’obiettivo di risanare le proprie finanze e investire con attenzione, ambizione, lungimiranza. Voglio ringraziare il sottosegretario Garofoli, il sindaco Lo Russo e tutti coloro che hanno reso possibile questo accordo. Sono fiducioso che queste risorse possano dare maggiore serenità al Comune nel programmare gli interventi da realizzare nei prossimi anni.

Il Governo vuole accompagnare i cambiamenti nati in città verso obiettivi di lungo termine. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta un’importante opportunità per investire nel futuro di Torino e del Piemonte – come delle altre parti d’Italia. A differenza di molti progetti del passato, imposti dall’alto senza un confronto con le comunità, il Governo vuole dare risposte alle esigenze manifestate dai cittadini. Vogliamo fornire i mezzi per affrontare le grandi trasformazioni in atto – come il cambiamento climatico – i cui effetti sono evidenti anche qui. Mi riferisco al periodo di siccità durato 110 giorni – uno dei più lunghi nella storia della città e della Regione – a cui sono seguite le grandinate violente di questi giorni. La produzione idroelettrica – che rappresenta la principale fonte di energia rinnovabile in Piemonte e in Italia – è scesa a livelli tra i più bassi degli ultimi 20 anni.

Queste condizioni anomale si ripercuotono anche sull’agricoltura. Vedere il Po – il nostro fiume “più grande, più lungo, più bello, più caro”, come lo definiva Mario Soldati – scarseggiare d’acqua è un colpo alla nostra storia. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, interveniamo per riattivare i processi naturali e favorire il recupero della biodiversità in tutta l’area del Po, lungo tutto il suo corso. È un progetto importante, a cui destiniamo 360 milioni. Altri 145 milioni andranno al Piemonte per tutelare ulteriormente le risorse idriche.

Per contrastare il cambiamento climatico occorre ripensare l’energia, l’industria, la mobilità. Con il PNRR supportiamo Torino e il Piemonte nel processo di rinnovamento manifatturiero, che deve avvenire in linea con le sfide più urgenti che abbiamo davanti. Il Governo può e deve avere un ruolo di sostegno nella gestione di questi cambiamenti, per realizzarli con rapidità e ridurre i costi della transizione per imprese e cittadini. Lo facciamo per l’automotive, una delle filiere più complesse e strategiche per l’Italia, con legami profondi con la città di Torino. Investiamo 8,7 miliardi fino al 2030 per aiutare le aziende del settore nella transizione ecologica. Vogliamo aumentare la domanda e sostenere l’offerta, puntando sulla ricerca e incentivando la creazione delle competenze necessarie.

L’innovazione richiede una cooperazione efficace tra pubblico e privato. Torino offre un eccellente modello di collaborazione tra mondo accademico e industria. Ne sono un esempio l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico e i numerosi centri di ricerca che lavorano insieme per sviluppare tecnologie avanzate in vari settori – aerospazio biotecnologie, mobilità sostenibile, intelligenza artificiale. Con il PNRR stanziamo più di 11 miliardi per rafforzare la ricerca e favorire il trasferimento tecnologico – e Torino intende essere protagonista.

Lo sviluppo economico deve andare di pari passo con il progresso civile e la lotta alle diseguaglianze. Con il PNRR interveniamo per rendere i quartieri di Torino – oltre a quelli di altri Comuni nell’area metropolitana – ancora più inclusivi, moderni, sostenibili. A Torino, nell’area di Porta Palazzo realizziamo 41 nuovi alloggi. In corso Racconigi, a Borgo San Paolo ne riqualifichiamo 40. Nel quartiere Vallette, miglioriamo le case popolari di viale dei Mughetti. I fondi – un totale di quasi 44 milioni per la sola Torino – servono anche a manutenere le strade e le scuole, a realizzare aree verdi e collegamenti ciclabili. Stanziamo ulteriori 113 milioni per la rigenerazione urbana. Potenziamo il servizio pubblico con l’acquisto di mezzi di trasporto sostenibili, per ridurre il traffico e l’inquinamento. A questi investimenti si aggiungono 120 milioni per l’area metropolitana – le infrastrutture, gli spazi pubblici, i servizi.

Infine, investiamo in due pilastri dello stato sociale: la scuola e la sanità. Al Piemonte destiniamo 128 milioni per la costruzione di asili nido e 33 milioni per le scuole per l’infanzia. Stanziamo 43 milioni per le scuole innovative, che mettono al centro la sostenibilità e la qualità architettonica degli edifici – un modello sperimentato proprio qui a Torino nelle scuole medie Giovanni Pascoli e Enrico Fermi. Potenziamo le infrastrutture sportive, mettiamo in sicurezza gli edifici scolastici, costruiamo e riqualifichiamo le mense. Investiamo nella medicina territoriale per fornire una maggiore copertura e un’assistenza più mirata, essenziali in un territorio montuoso come quello piemontese.

Voi torinesi – in particolare i più giovani – avete mostrato di saper reinventare la vostra città in una direzione più solidale, più sostenibile. Di voler lavorare in industrie innovative – dove “domina il progresso, dove si fa luce la bellezza”, come diceva Adriano Olivetti. Più volte siete riusciti a incidere in modo positivo e concreto sulle politiche pubbliche. A voi torinesi, rivolgo un appello: continuate a unire le vostre intelligenze e a dedicare il vostro entusiasmo a questi obiettivi. I prossimi anni devono segnare l’inizio di una nuova sperimentazione. Per Torino, e per tutta l’Italia.
Grazie.

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