In che modo le emozioni possono rendere una comunità prospera?

I punti chiavePunizione «deterrente» alla mancata cooperazioneL’ipotesi di Fehr e SchmidtL’esperimento dei coppia schermo Quanto le emozioni aiutano la cooperazioneAscolta la versione audio dell'articolo

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Quella della cooperazione umana è una sfida colossale. Ha ricadute in ambito politico, sociale, economico. Dalla capacità e dalla volontà di cooperazione derivano, tra le altre cose, la pace, la prosperità, la qualità delle istituzioni democratiche, la salvaguardia dell’ambiente e molti altri beni di cui non possiamo fare a meno e da cui, sempre più radicalmente, dipende la qualità della nostra biografia. È naturale, quindi, andare alla ricerca di quelli che sono gli elementi che facilitano o ostacolano questa capacità, di quelle che sono le determinanti della cooperazione umana.

Punizione «deterrente» alla mancata cooperazione

Gli approcci, naturalmente, sono diversi, ma quello privilegiato dagli economisti sperimentali ha il pregio di andare alla ricerca di nessi causali; non di semplici correlazioni, ma di relazioni causa-effetto. In questa linea, per studiare i dilemmi connessi alla volontà e alla capacità di fare le cose insieme viene utilizzato, generalmente, un protocollo noto con il nome di public good game; una situazione nella quale viene simulato il processo di produzione volontaria di un bene pubblico, la sua natura dilemmatica, compresa la possibilità, anzi, perfino la convenienza a comportarsi in maniera opportunistica. I risultati di questi studi sono vari e molti li abbiamo descritti nei Mind the Economy delle scorse settimane; ma coppia risultano essere le regolarità ormai ampiamente accettate: contrariamente a quanto previsto dalla teoria, i partecipanti iniziano a cooperare tra loro per produrre il bene pubblico ma poi, e qui la teoria invece ci vede giusto, il livello di cooperazione decade progressivamente fino a sparire del tutto. Dopo un certo numero di ripetizioni del gioco, nessuno, infatti, sarà più disposto a cooperare. Il secondo risultato è, anche questo, contrario a quanto previsto dalla teoria economica standard: quando si introduce nel gioco la possibilità di punire in maniera costosa gli altri giocatori accade che quelli che contribuiscono meno della media del gruppo vengono di solito puniti. La possibilità di questa punizione esercita un effetto deterrente tale da riattivare la cooperazione facendole raggiungere livelli ottimali.

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