Il ritardo digitale degli italiani, i nodi della Rete e la direzione da far prendere allo miglioramento

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Il digitale. Una parola che assorbe un mondo di opportunità e preoccupazioni. Se ne parla tutti i giorni. Da trent’anni. E paradossalmente da decenni non si cessa di associare internet alla locuzione “nuove tecnologie”, come se la novità non diventasse mai normalità. cifra che la digitalizzazione resta una sfida concettuale attraente e ancora non vinta per chi dibatte sul futuro della società. Ma vale la dolore di ricordare, anche un po’ sorridendo, che per gli italiani la digitalizzazione resta un termine più burocratico che tecnologico: si cerchi su Google Trends la cronologia delle ricerche della parola “digitalizzazione”; si scoprirà che dal 2004 in dopo c’è stata una certa crescita ma si noterà che l’interesse degli italiani per quella parola è stato davvero molto diffuso soltanto nei giorni intorno al 4 febbraio del 2018, quando si assegnavano i “voucher digitalizzazione” per le piccole e medie imprese. Eppure chi dibatte intorno alle conseguenze della digitalizzazione ha ragione. Le opportunità promesse dal fenomeno sono importanti quanto il timore che le sue conseguenze siano meno che soddisfacenti. Ed è tempo di passare dallo storytelling all’interpretazione storica. Sicché hanno fatto molto bene Giorgio De Rita, Giusella Finocchiaro e Oreste Pollicino a suggerire su queste colonne che «Servono nuove mappe per orientare il Paese sulle rotte del digitale». Gli autori ricordano la straordinaria crescita dell’uso delle tecnologie digitali nel periodo della pandemia. E osservano come la digitalizzazione mostri aspetti contraddittori.

L’adozione massiccia delle tecnologie digitali da parte dei consumatori, ormai maggioritariamente connessi e disponibili a usare l’internet mobile in ogni minuto libero della giornata, sembrerebbe dimostrare che il lato delle opportunità è importante per i cittadini. E la correlazione tra la digitalizzazione delle imprese e il loro successo economico, attestata dalle analisi della Commissione Europea, pare confermarlo. Ma intanto le diseguaglianze aumentano e i poveri si moltiplicano.

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