I Verdi tentano il rilancio. Apertura a Letta e Conte

Le date cerchiate in rosso sono quelle del 10 e 11 luglio quando i Verdi italiani, capitanati da Angelo Bonelli (che è il coordinatore nazionale, ndr), cercheranno di dare corpo a un progetto al quale lavorano dalle Europee del 2019, quando aderirono a Europa verde. Si va a congresso, dunque. Ma soprattutto si guarda all’Europa, già nel nuovo nome – “Europa verde -Verdi” – che dovrà venir fuori dall’assemblea statutaria, in programma a Chianciano il 10 del prossimo mese. In Ue infatti si tratta di una forza politica consolidata, e la Germania ne è la prova, mentre nei confini italici ha sempre stentato a strutturarsi. Scarsa sensibilità ecologista da parte degli elettori? Il sempreverde voto utile che riaffiora a ogni competizione elettorale? Di sicuro ha pesato negli anni anche quel “pericolo assai italiano” cui già accennava l’intellettuale Alexander Langer nella sua relazione introduttiva alla prima assemblea nazionale dei Verdi italiani nel dicembre 1984 “che i diversi partiti si dotino in fretta (ed in parte l’hanno già fatto) di foglie di fico ecologiche ed alternative”.

E’ vero pure che, però, qualcosa in Italia comincia a cambiare. E per la prima volta sono gli ambientalisti a fare da catalizzatore. E’ successo per esempio a Milano con il sindaco uscente e ricandidato alla guida del capoluogo lombardo Giuseppe Sala che ha aderito alla carte dei principi dei Verdi europei. Proprio l’European green party, tra l’altro, ha visto ingrossare le sue fila con l’arrivo di quattro europarlamentari ex M5s. Tra loro c’è l’eurodeputata Eleonora Evi che è entrata a far parte pure del progetto Europa verde cui ha aderito la stessa Federazione insieme ai Verdi del Sudtirol.  

Non solo, ma gli ecologisti sono anche tornati in Parlamento. Da marzo scorso, infatti, si è costituita la componente “Facciamo Eco – Verdi” alla Camera con i deputati Rossella Muroni, Lorenzo Fioramonti, Alessandro Fusacchia, Andrea Cecconi e Antonio Lombardo. Tuttavia, rimane da capire cosa faranno da grandi. Tra meno di un mese, la due giorni congressuale servirà proprio a definirne mission e identikit, oltre che ad eleggere i nuovi organismi della nascente “Europa verde-Verdi”.Tocca capire, a questo punto, come si collocheranno nel già composito quadro politico nostrano. In passato sempre in tandem con la sinistra, sarà così pure oggi? E soprattutto quale sarà il rapporto con i grillini che hanno nel loro Dna – o almeno tra le cinque stelle – le tematiche ambientali?  E poi ancora: del progetto liberale, riformista ed europeista cui lavora +Europa, cosa ne pensano i diretti interessati?
Una cosa è certa: il campo sarà quello del centrosinistra: “Ci sono scelte anche di cultura politica alla luce delle quali restiamo in questo ambito”, ha spiegato ad Affaritaliani l’ex parlamentare veneta e membro dell’esecutivo dei Verdi, Luana Zanella. Però, “la nostra sarà una forza che si misurerà sui programmi e non sugli slogan”.

Intanto, in vista del congresso hanno già incassato la partecipazione di Enrico Letta e sono in attesa di sapere se ci sarà Giuseppe Conte: “Dal segretario del Pd  in questi mesi sono arrivati diversi segnali di apertura nei nostri confronti – spiega Zanella –, ma anche sul fronte dei Cinque stelle c’è stata una maturazione che ha portato il Movimento ad essere più pragmatico e più aperto  sia a livello locale che centrale. E questo non può che favorire un campo del centrosinistra nel quale noi ci misureremo”.Porte chiuse, dunque, alla Federazione a cui sta lavorando il segretario dimissionario di +Europa Benedetto Della Vedova? Il dialogo, assicura Zanella, “c’è sempre stato. C’è condivisione, per esempio, sui temi dell’integrazione europea e del progetto di trasformazione dell’Europa in una federazione di Stati, ma ci sono anche delle distanze”. Il solco riguarda soprattutto “l’approccio all’analisi e alla proposta politica, troppo segnati da un liberismo economico che, a conti fatti, non ha prodotto grandi esiti. Per noi, invece, il ruolo del pubblico rimane imprescindibile – il nostro riferimento è l’economista Mariana Mazzucato -, a maggior ragione per ridisegnare il Paese”.

Tirando le somme, quindi, la parola chiave è “trasversalità”. A patto che, dice sempre l’esponente dei Verdi, “la si misuri sulla proposta politica, su progetti e scelte concrete. Un esempio su tutti: la transizione ecologica. A parole siamo tutti d’accordo, è vero. Ma dipende sempre da come sarà declinata. Se si tradurrà nel ponte sullo Stretto o in una spinta al nucleare come fonte rinnovabile, noi non ci siamo”. L’impostazione del ministro Roberto Cingolani, ça va sans dire, non li convince:  “Non lo considero un innovatore sul piano ecologico – sottolinea Zanella -, non ha una cultura ecologista, ma più da eco-tecnocrate”.
Eppure i Verdi ci tengono a rimarcare che “associarli alla cultura dei no è una banale semplificazione”: “Diciamo sì all’economia green che significa nuovi posti di lavoro, ma diciamo sì anche a tantissime infrastrutture utili, dalla linea ferroviaria per collegare Matera al resto d’Italia, al potenziamento del ferro in Sicilia o alla realizzazione di opere idriche sull’isola per combattere il rischio desertificazione”.In casa verde, comunque, lavorano per esserci e per contare. “Anche perché i tempi sono cambiati. C’è stata l’onda verde di Fridays for future, ma soprattutto c’è stata l’emergenza pandemica che, insieme a quella climatica, ha dato uno scossone alle coscienze. Non solo – prosegue l’ex parlamentare -, ma gli stessi partiti hanno maturato la consapevolezza che serva una forza autonoma ecologista”. In realtà ne era convinto, in epoca non sospetta, già Pietro Ingrao che proprio in un’intervista a “Nuova ecologia” sosteneva: “Non bisogna cullarsi nell’illusione di poter assorbire e dissolvere dentro di sé questi nuovi movimenti, o di far propri solo alcuni brandelli dei valori in cui crede la parte sostanziale e davvero nuova dell’ecologismo”.

Vedremo se questa sarà la volta buona. Intanto, i Verdi si apprestano a sostenere Sala a Milano e Roberto Gualtieri a Roma “dopo aver avuto riscontri positivi alle istanze che abbiamo sollevato sulla Capitale”. In attesa del congresso, infine, continuano a strutturarsi sul territorio – hanno all’attivo, oltre ai quasi 10mila iscritti, 2.400 volontari e 200 attivisti – e sul web: “Attraverso tecnologie di ultima generazione, contrapponiamo la ‘Bella’ alla ‘Bestia’ di Salvini”, dicono dal partito ad Affari. E, non ultimo, continuano a fare formazione ai più giovani attraverso la scuola intitolata ad Alexander Langer e lanciata attraverso i webinar in pieno lockdown.

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